I Seleniti: gli abitanti della Luna

Nel mondo della fantasia

Narrativo fantastico

I Seleniti: gli abitanti della Luna

Luciano di Samosata, La vera storia, trad. e adatt. da Carmine De Luca, in “Il giornale dei bambini”


Luciano di Samosata era uno scrittore dell’antica Grecia nato a Samosata, nel 120 circa. Ne “La vera storia” c’è il primo racconto che sia giunto a noi stampato, di un viaggio sulla Luna.

 Ora però, dopo le fatiche e le angosce della guerra, voglio rilassarmi raccontandovi quel che ho visto sulla Luna. La cosa più strabiliante: i Seleniti non nascono dalle donne, ma dai maschi. Sì avete capito bene, sono i maschi a partorire. I bambini che devono nascere crescono nel polpaccio. La gamba si gonfia e dopo un po’ di tempo fanno un taglio e ne tirano fuori un bambino. La pancia, invece, la usano come borsa, ci mettono dentro di tutto.

 Altra cosa straordinaria. Quando una persona invecchia, non muore, ma diventa aria, si dissolve come se fosse fumo.

 I Seleniti mangiano tutti alla stessa maniera. Accendono un fuoco e vi mettono ad arrostire sopra le rane. Loro si mettono tutti intorno e annusano il profumo delle rane. Si nutrono così. Bevono, invece, l’aria. Sì, l’aria. La spremono in un bicchiere e ne esce un liquido simile alla rugiada. Loro, i Seleniti, non fanno la pipì né fanno la cacca.

 Considerano bello chi è senza capelli. Hanno schifo dei capelli e dei peli. Tutto al contrario, sulle stelle comete più uno ha i capelli lunghi più è ritenuto bello. Questa notizia l’abbiamo appresa da certa gente che era di passaggio dalla Luna.

 Dal naso i Seleniti soffiano una specie di miele. Quando sudano, dalla pelle stillano gocce di latte: ne fanno anche formaggio.

 Dalle cipolle estraggono olio profumato che usano per lucidare lo specchio collocato al di sopra di un pozzo. Se qualcuno scende nel pozzo può sentire tutto quel che si dice fuori, e se guarda nello specchio riesce a vedere ogni città, ogni popolo. Anch’io ho sfruttato il potere di quello specchio, ho potuto vedere la mia famiglia e tutta la mia città. Avete dubbi che abbia detto la verità? Bene. Andate sulla Luna e vedrete se dico il vero. Dopo avere scambiato i doverosi saluti e abbracci con Endimione e i suoi amici, ripartiamo con la nostra nave. Porto con me i regali del re: due tuniche di vetro, cinque di bronzo, una corazza di lupino.
Dopo tre giorni di viaggio vediamo l’Oceano, ma nessuna terra, tranne quelle sospese nell’aria che sono infuocate e luminose. Il quarto giorno, grazie al vento che si calma, riusciamo a planare sulla superficie dell’Oceano. Finalmente! Che gioia il contatto con l’acqua. Ci tuffiamo e giochiamo a spruzzarci come bambini.

Lessico
  •  Quali parole ti ricorda il verbo planare?
    •   Piano
    •   Pianta
    •   Aeroplano
    •   Piantare
  •  Rileggi la frase in cui è inserita la parola planare: che cosa significa?
    •   Scivolare per errore
    •   Atterrare con dolcezza
    •   Atterrare con violenza
    •   Cadere in acqua