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Nel mondo della fantasia

racconto fantastico

La città del rumore

Marcello Argilli, Il gioco delle cose, Bompiani


Alla periferia brontolavano le fabbriche, le auto rombavano per le strade, nelle strade i venditori bandivano le loro merci, nelle case televisori, radio, giradischi urlavano a squarciagola, dai cantieri si levavano ondate di rumori: tuuuuh-tuuuh! Bang, crack! Tzun! Frrr Dlon!

Nei bar i juke-box suonavano all’impazzata, stridevano le sirene delle auto della polizia, strombazzavano gli altoparlanti delle vetture pubblicitarie. Persino sottoterra rombavano i convogli della metropolitana e nel cielo gli aerei sfondavano il muro del suono con un bang più forte di una cannonata.

I timpani della gente rimbombavano come tamburi percossi da un batterista scatenato.

Così tutti i giorni, senza un attimo di pace.

Ma un giorno il Silenzio non ne poté più.

Proprio lui, il signor Silenzio, con l’Esse maiuscola: un signore timido, delicato, con un candido manto trasparente. Perseguitato dalle bocche urlanti degli altoparlanti, dal frastuono dei motori, dalle radio scatenate, il povero Silenzio non resistette più. In tutta la città non c’era ormai un angolo dove le sue orecchie ultrasensibili non fossero martoriate da quella tortura…

Sperando di trovare un po’ di pace, cercò riparo in campagna: ma ecco arrivare mietitrici e trattori, orde di cacciatori con i loro fucili assordanti. Era un’autentica persecuzione: possibile che nessuno avesse più rispetto per lui?

Fuggì di qui, fuggì di là, il signor Silenzio si ritrovò al Polo Nord. Faceva freddo, ma in quel deserto ghiacciato poteva stare in pace, lontano da ogni rumore.